"Mi hanno fatto sedere qui", un titolo particolare, che non si riesce a comprendere appieno fino alla fine del racconto. L'autrice avrebbe, forse, dovuto cercare un titolo più adeguato, più altisonante?
No! Il titolo è perfetto. Così come il modo di affrontare l'argomento, non semplice ed apparentemente pesante.
Francesca Cuzzocrea riesce con un linguaggio semplice ma curato, scorrevole, equilibrato, a raccontare la convivenza con la demenza senile in modo leggero ed emozionante. Il romanzo non ha un solo narratore. E' evidente che lo scopo dell'autrice fosse quello di porre l'attenzione sui vari punti di vista di chi deve convivere con questa terribile malattia. Non solo quello del malato, ma anche quello di chi deve accudirlo, o chi vorrebbe farlo ma non trova la forza per affrontare il dolore o il peso che ne deriva. I sensi di colpa, allora, iniziano ad aggrapparsi all'anima di coloro che vorrebbero solo amare, e diventano pesi insopportabili. Ma non fatene un dramma, perché in realtà, nonostante l'argomento, l'autrice riesce quasi a trasformarlo in un romanzo sentimentale, con tanto di storia d'amore della anziana protagonista che ricorda l'incontro e le vicissitudini affrontate con l'uomo che ha amato per tutta la vita. Ma è nell'escamotage finale che si può comprendere il vero fine dell'autrice: liberare dal peso delle subdole conseguenze psicologiche della malattia. Un colpo di scena ben architettato, ma comunque verosimile, che vi farà piangere. Non lacrime amare, ma dolci, e non mi stupirei se per qualcuno fossero anche liberatorie.